“SONO SALITO SULLA CATTEDRA PER RICORDARE A ME STESSO CHE DOBBIAMO SEMPRE GUARDARE LE COSE DA ANGOLAZIONI DIVERSE. E IL MONDO APPARE DIVERSO DA QUASSU'. NON VI HO CONVINTI? VENITE A VEDERE VOI STESSI. CORAGGIO! E' PROPRIO QUANDO CREDETE DI SAPERE QUALCOSA CHE DOVETE GUARDARLA DA UN'ALTRA PROSPETTIVA” “SONO SALITO SULLA CATTEDRA PER RICORDARE A ME STESSO CHE DOBBIAMO SEMPRE GUARDARE LE COSE DA ANGOLAZIONI DIVERSE. E IL MONDO APPARE DIVERSO DA QUASSU'. NON VI HO CONVINTI? VENITE A VEDERE VOI STESSI. CORAGGIO! E' PROPRIO QUANDO CREDETE DI SAPERE QUALCOSA CHE DOVETE GUARDARLA DA UN'ALTRA PROSPETTIVA” GenerazioneXsarasamori | Il Cannocchiale blog .

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"SABATO IN COMUNE" FORLI' E CESENA ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DELL'ANCI. Intervento consigliere Samorì
post pubblicato in Attività in Consiglio Comunale, il 3 ottobre 2011






Stiamo parlando di numeri, io vorrei portarvi la mia testimonianza.

Sono una giovane amministratrice, un consigliere comunale di questa città. Meglio, “un'apprendista matura” che combatte quotidianamente contro un spettro, un fantasma che pare aggirarsi senza fissa dimora ed essersi ormai impossessato del futuro di questa bella terra: la disoccupazione. Confucio scriveva “scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la vita”. Beh, io ci credo e, in fondo, continuano a dirci che, tanto, siamo “giovani”.. bambolotti. Chissà che prima o poi non ci irretiscano con promesse di immortalità. Salvo poi, forse, ammettere di essersi spiegati male... 

Eppure, abbiamo iniziato questa esperienza con un programma vero, non un “libro dei sogni”, che il Sindaco- o meglio, quello che sarebbe diventato il Sindaco- aveva gettato sull'inchiostro, in pochi, fondamentali punti, chiari; una scelta metodologica che ho trovato subito corretta. Con una visione chiara della nostra città, e di quello che vorrebbe offrire il Comune di Forlì ai suoi cittadini e cioè quella di un comunità che mette insieme competenza, solidarietà e disponibilità; che le mette a sistema con le tante energie che sono presenti nella città, nei quartieri, nei campi sportivi, nelle parrocchie, nelle frazioni di campagna. E abbiamo fatto delle scelte. In fondo, se in una grande famiglia, come la casa comunale, arrivano meno soldi, cosa facciamo? Si aumenta l'IRPEF, o si tagliano i servizi. Abbiamo scelto di difendere la scuola, l' assistenza, la sanità, la formazione, la difesa dei più “deboli”.

Ma ora, un' emergenza sociale, reale, incalza il nostro paese e non può essere abbandonata alle inconsistenti promesse dell’unico governo europeo che – nei confronti di una delle più forte crisi degl’ultimi anni, ha prima minimizzato, poi negato, rimosso, e infine tagliato indiscriminatamente. La crisi, cari cittadine e cari cittadini, esiste veramente. E l'emergenza più grande, a mio avviso, è quella culturale.

La cultura in Italia è un tratto distintivo del nostro bel paese, è la più grande materia prima che possediamo, significa lavoro, tantissimo lavoro, ed è trattata alla stregua di mercanzia qualunque, su cui non si fanno investimenti, ma solo tagli. Perché se la cultura “non è il pane”- anzi io credo il più grande alimento civico- la cultura sfama almeno un milione e mezzo di persone, più tutti gli addetti “indiretti”.Pensate che lo Stato investe in cultura solo 1,5 miliardi di euro, lo 0.20% del Pil, mentre i comuni italiani sei volte di più (senza contare regioni e province). Tagliare i bilanci significa dare un colpo mortale all’offerta culturale del nostro Paese e spogliarlo. Così, dopo la fuga dei cervelli, assisteremo a quella degli artisti perché presto per loro in Italia non ci sarà più lavoro. Con i tagli agli enti locali nel 2012 i comuni dovranno ridurre la spesa per la cultura di 7,2 miliardi l’anno, che equivalgono al 30% della spesa consolidata in beni e servizi ricreativi. In altre parole, bruciamo buona parte della manovra comprimendo un settore che crea ricchezza. E ricchezza di spirito.

Molti assessori comunali, da tutta Italia, hanno parlato apertamente di “scippo culturale alla nazione” da parte del governo. Anche perché in quel miliardo e mezzo statale sono ricomprese le attività di tutela e restauro del patrimonio, gli archivi e le biblioteche statali. Per la promozione artistica non c’è neppure un centesimo. Se non ci fossero i comuni con il loro impegno la cultura sarebbe morta. Ed è altrettanto chiaro che se i comuni non possono garantire alcuna progettualità sull’offerta culturale e sull’esercizio delle strutture, nessun’azienda culturale si assume il rischio di investire risorse. Si spengono le luci di cinema, teatri, biblioteche e questo renderà le nostra città meno attraenti, le taglierà fuori dai circuiti culturali e finirà per costringere i nostri talenti ad emigrare per cercare altrove quelle strutture e quelle occasioni di lavoro che in Italia sono sempre più negate. E l’Italia sarà sempre più buia, triste, e alimentata artificialmente alla tv.

Così penalizzando cultura, si sta allo stesso modo stringendo il cappio intorno al collo di scuola e ricerca. Vorrei solo dirvi che la Germania, per fare solo un esempio, ha investito largamente in ricerca ed innovazione tecnologica negli ultimi anni ed oggi crescono al 4%. Noi abbiamo tagliato e siamo ancora in piena crisi. Ma saranno gli studenti a pagare il prezzo più alto in termini di servizi, tasse, formazione.


Perché, vedete, è odioso che il padre famiglia, in questo caso il governo, continui a tartassare i ceti medio bassi senza che ci sia un impegno serio per contrastare l'evasione fiscale. Senza che ci sia un impegno serio per abbassare gli odiosi costi della politica.

Ora, per concludere, questi, alcuni di questi, insieme a molti altri, sono gli argomenti che noi, che voi cittadini, dovreste conoscere bene perché vi danno l'evidenza esatta dell'incompetenza di questo governo che non si propone di guardare al futuro, di governare gli eventi, ma solo di aspettare che la nostra comunità si trasformi in una tundra, dove non si cresce, dove non spira Zefiro, ma ci si arrende all'aridità della specie umana e a ghiacci permanenti.

Badate bene però, e vorrei aggiungere questo concetto di cui mi assumo personale onere: le responsabilità vanno condivise, a destra, a sinistra, al centro. Per questo, da giovane amministratrice che vorrebbe rappresentare un comune sentire, e comprendere profondamente i suoi più giovani interpreti, chiedo a questa classe politica- tutta intera- di non sottrarsi, nè rimandare un armonioso rinnovamento generazionale. La democrazia a Forlì ha una nuova generazione di attori del cambiamento: che non badano agli slogan ma creano, inventano, risolvono problemi; “quelli che hanno i piedi qui e la testa nel mondo”. Noi non ci arrendiamo, resistiamo, perché vogliamo entrare nella carne viva di quella politica troppo spesso ambigua e insincera, ma che invece è fatta di piccole, grandi cose, concrete, quotidiane che poi è la sintesi autentica del "fare politica". E resistendo- diceva Mazzini- noi vinciamo.



Grazie,

Sara Samorì






































permalink | inviato da sarasamori il 3/10/2011 alle 18:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Peterborough names new road after Italian twin city of Forli
post pubblicato in Attività in Consiglio Comunale, il 14 settembre 2011



FONTE: BBC News- Peterborough


Italian flag dancing in Peterborough


Peterborough's new road was named Forli Strada as part of the city's annual Italian Festival


Links between Peterborough and its Italian twin city, Forli, have been strengthened after the council named a new road Forli Strada.

The city was twinned with the Italian sea port, which is 40 miles (65km) from Bologna, in 1991.

The road will be the main access route into the new Great Haddon Employment Area which is expected to create around 8,500 jobs in Peterborough.

Construction of Forli Strada is expected to be completed by mid-2012.

The road was officially named at the start of Peterborough's annual Italian Festival.

The city has the fourth largest Italian population in the UK and the festival, which was attended by television chef Antonio Carluccio, highlights the influence of the Italian community on Peterborough.

Representatives from Forli, an agricultural and industrial centre, also travelled to the city for the festival.

The Great Haddon employment zone is being created by Roxhill Developments, and will support general industry, business and office space, plus warehousing and distribution areas.

The Stobart Group has already confirmed that it will be one of the first businesses to create a base there.




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Indignati e indennizzati
post pubblicato in Italia INpolitica, il 8 settembre 2011



Non sono mica politici. Sono prestigiatori.

Uno è lì che si domanda che fine avrà fatto il dimezzamento dei parlamentari e quelli invece con un colpo di mano si dimezzano i tagli allo stipendio. Dopo aver votato senza battere ciglio l’anticipo dell’età pensionabile per le donne e l’inasprimento dell’Iva per tutti, i senatori prendono in esame l’unica parte della stangata che li interessi davvero: la riduzione delle indennità per i parlamentari forniti di un’altra fonte di reddito. La Manovra del 13 agosto (ormai bisogna specificare la data come sulle etichette dei vini) aveva previsto un taglio agli emolumenti del 50 per cento. Un atto di generosità scriteriata, ora sapientemente ridotto al 20% per la parte eccedente i 90 mila euro. Dai, basta il pensiero. D’altronde fra Iva, pensioni e supertasse per superpirla che non possono evadere, la nuova stangata era già sufficientemente sanguinosa. Perché infierire anche su una categoria disagiata come gli onorevoli con doppio lavoro? Avvocati, medici e commercialisti che lasciano sguarnito l’ufficio professionale per due, a volte addirittura tre giorni la settimana. E lo fanno per noi.

Diciamola tutta. I senatori si aspettavano che i cittadini indicessero una sottoscrizione popolare in difesa delle indennità. Ma il clima vacanziero deve averci distratti e così hanno provveduto direttamente loro, allestendo una raccolta di firme «bipartisan» per scongiurare l’attentato alle proprie tasche. Signore, non perdonare loro perché sanno quello che fanno. E continuano a farlo, pur sapendo che anche noi lo sappiamo.




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LA PATTUGLIA DELL'ALBA...
post pubblicato in Sto leggendo..., il 19 agosto 2011








E’ La pattuglia dell’alba il titolo italiano di “Dawn Patrol”, romanzo di Don Winslow (L’inverno di Frankie Machine, Il potere del cane) in libreria per Einaudi dal 9 marzo 2010 e nominato ai Barry Awards 2009.

Trama in sintesi:


Ex poliziotto, adesso detective privato, Boone Daniels non vuole molto dalla vita: gli basta poter uscire all’alba a surfare con la sua inseparabile pattuglia di amici e qualche tortilla da farcire di carne o uova. Quando lo studio di avvocati per cui lavora gli ordina di rintracciare una spogliarellista, teste chiave in un caso di truffa a un’assicurazione, Boone si prefigge lo scopo di risolvere il caso entro quarantott’ore al massimo, e in ogni caso prima che su Pacific Beach arrivi la piú imponente mareggiata degli ultimi anni. Ma a San Diego, la capitale del sole e dei surfisti, niente è mai facile come appare, e il Messico è tanto vicino: ci vuole poco davvero perché un’indagine banale diventi una discesa all’inferno, che obbligherà Boone a fare i conti una volta per tutte con il proprio passato.

Dimenticatevi de Il potere del cane: dopo la nerissima saga sul narcotraffico del Centro America, Don Winslow ha sfornato un solarissimo lavoro dalle atmosfere diametralmente opposte. La pattuglia del titolo non riguarda infatti un manipolo di federales o agenti della DEA, bensì un ristretto e compatto team di surfisti che ha eletto la tavola a totem e il surf ad unica religione. I sei, dei quali riporto le variopinte note del risvolto di copertina alla fine dell’articolo, si riuniscono all’alba sulle spiagge di San Diego con un unico obiettivo: trovare “il dharma all’interno dell’onda”. E quale miglior occasione per farlo se non all’approssimarsi della più grossa mareggiata degli ultimi vent’anni, evento che incombe su tutta la storia. Nessuno di loro si atteggia ad icona da rivista di settore, il loro modo di fare si ricollega al movimento anarcoide che agitò il periodo hippy californiano. Naturalmente il romanzo è anche un ottimo thriller: il capo della pattuglia è un ex poliziotto reinventatosi investigatore privato che avrà a che fare con un caso dalle molteplici ed inaspettate sfaccettature.
Winslow si rivela un autore dal canone poliedrico, deliziandoci con una storia estiva e divertente, scevra dai toni drammatici e impegnati del precedente lavoro.
Il “San Francisco Chronicle” si è così sbilanciato: «…potrebbe essere il miglior thriller estivo di tutti i tempi»; Antonio D’Orrico, dal “Corriere Magazine” lo definisce il romanzo dell’estate, sostenendo che va letto come si leggono i salmi.
Il libro contiene, come in tutti i noir degni di questo nome, anche una velata ed irridente critica ad alcuni atteggiamenti delle classi più abbienti della zona. Un esempio su tutti è costituito dall’ambiguo chirurgo estetico che firma le proprie operazioni, considerandole autentiche creazioni. La dettagliata e torrida colonna sonora poi, piena di pietre miliari del genere che ereditò il nome dallo sport acquatico, fa apparire i Beach Boys come gli appartenenti ad un coro jodel tirolese.
Nelle prime cento pagine la storia appare poco intrigante, nelle successive, staccarsi dalla lettura è impossibile. Alcuni odii solo accennati nella fase iniziale trovano riscontro e motivazione nel corso del testo.
Se solo Winslow si fosse soffermato un po’ meno sulle descrizioni esageratamente minuziose dei luoghi (impegnando non poco il bravissimo Luca Conti nella traduzione) e avesse usato un po’ della paraffina che usano i suoi surfisti per rendere più scorrevoli le pagine, grideremmo ad un altro capolavoro. In ogni caso una lettura molto al di sopra della media in termini di puro intrattenimento. “Quasi” perfetto.



permalink | inviato da sarasamori il 19/8/2011 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Samorì (Pd): Contro il testo oscurantista del governo Pdl, Lega, Udc, Libertà di Referendum
post pubblicato in Attività in Consiglio Comunale, il 14 luglio 2011




Samorì(PD): Contro il testo oscurantista del governo Pdl, Lega, Udc,Libertà di Referendum



E,infine, il governo si sostituisce a Dio e vara un proprio regolamentosu ciò che è possibile definire “vita” rispetto a ciò che “nonlo è”: dichiara che “vita” è vita finché il cervello non sispegne, fino all'ipotesi in cui una persona, giovane o meno, “nonsia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertatanei modi di legge" e definisce esplicitamente che ledichiarazioni anticipate di trattamento dei cittadini non sonovincolanti per i medici. Una legge che segna diversi passi indietronon solo rispetto agli altri paesi europei ( l'Italia è già statadefinita il primo paese del mondo civile ad imporre il “sondino diStato”) ma che “si alza” addirittura sopra la Costituzioneperché, a questo punto, il cittadino non è più libero,semplicemente, di scegliere. Un testo oscurantista, in “ottotavole”, che di fatto esautora il cittadino della propria libertà.Si, perché il settimo punto, in particolare, sancisce che ilbiotestamento non sarà vincolante per il medico: “gli orientamentiespressi dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata ditrattamento”- si legge infatti nel testo- “sono presi inconsiderazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annotanella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene diseguirle o meno”. E mentre il sottosegretario alla Salute, EugeniaRoccella, e il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, liquidano temicosì delicati che riguardano i nostri diritti e la nostra vita,sostenendo che in questo modo si «riafferma il primato delParlamento rispetto ai provvedimenti creativi della magistratura», anulla sono serviti gli appelli “cristiani” alla riflessione, alla«pietà e al senso di umanità », a «fermarsi». A nulla, pare,serve ricordare che l'Italia è una Repubblica laica e democratica.Verrebbe da chiedersi, altresì, rispetto ad una questione che non èdi sinistra né di destra, ma un confronto tra progressisti econservatori, quale coerenza e onestà intellettuale abbia portato 14deputati del Pd ad astenersi. Oggi, nella vigilia del 14 luglio, dovesi commemora l’assalto del popolo (il cosiddetto “Terzo stato”)alla fortezza parigina della Bastiglia, vorremmo auspicare per lomeno un Rinnovamento, una serie di eventi, scelte, che preparino ilpassaggio dall'”età medievale” ad una rinnovata Età dei Lumi,laica, civile, umana e progressista, attraverso significativicambiamenti politici e sociali. Passo dopo passo verso un futuromigliore. E subito un Referendum, perché sia il cittadino, libero, adeterminare la propria scelta.


SaraSamorì

Consiglierecomunale PD






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I mobili "contro" la Costituzione
post pubblicato in Italia INpolitica, il 24 aprile 2011


           

 

di ELENA LOEWENTHAL

 

Due uomini si tengono per mano e, quasi timidamente si guardano. Che cosa abbia di incostituzionale l’immagine di due esseri umani uniti nel destino, nei sentimenti, e nell’atto di comprarsi i mobili di casa, resta un mistero. Forse il sottosegretario Carlo Giovanardi non ha colto l’ironia della nuova pubblicità dell’Ikea, che promette di soddisfare i bisogni di «ogni tipo di famiglia».

E’ vero che la famiglia è una cosa sacra e lo è più che mai per noi italiani - peraltro avidi consumatori di mobili economici che vengono dal Nord Europa e ci danno, oltre a un modico comfort, anche la sensazione di entrare in un altro mondo, un po’ diverso dal nostro.

Ma la famiglia non si giudica secondo parametri di genere, censo, idee. La famiglia è un luogo che appartiene solo a chi ci sta dentro. Chi - oltre a Giovanardi - può anche solo vagamente pensare che due uomini o due donne che si amano, vogliono costruire e magari ammobiliare qualcosa insieme, facciano qualcosa di contrario alla Costituzione della Repubblica? Per fortuna, l’Italia ha un’idea di famiglia non troppo diversa da quella che disegna il cartellone pubblicitario con due esseri umani che si tengono per mano. Anche se sono dello stesso sesso



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Pasqua, bisogna credere l'incredibile
post pubblicato in Uno sguardo oltre..., il 24 aprile 2011


       

 

 

    

di ENZO BIANCHI
Oggi i cristiani di tutte le confessioni celebrano il mistero fondante la loro fede: la risurrezione di Gesù Cristo dai morti. Per una rara coincidenza di calendario lo celebrano nello stesso giorno, ma non «insieme», perché lo scandalo della divisione tra i cristiani continua a offuscare la luminosità della loro testimonianza. Ma questa celebrazione concomitante dà maggior visibilità al segno di speranza che essa rappresenta soprattutto per i cristiani più provati nel vivere la fede: è balsamo per le loro sofferenze. Pensiamo alle minuscole comunità cristiane in Libia, all’esigua minoranza pakistana ferita dall’assassinio del ministro cattolico che la difendeva, alle ostilità che patiscono molte comunità in Cina e in Vietnam, alle violenze sociali che non risparmiano i cristiani in Costa d'Avorio e in Nigeria, o ancora ai discepoli di Cristo in Iraq, minacciati e tentati all'esilio, o a quei pochi presenti in Giappone, accanto ai loro concittadini provati da morte e distruzione. Ma ci sono anche comunità che trovano nella Pasqua il fondamento di fede alla loro attesa di riscatto umano e sociale, come i cristiani del Sud-Sudan che affrontano l'inedita sfida di costruire da zero uno stato dopo decenni di guerra.

Proprio la gioia genuina di quei cristiani che vivono nella prova la loro fede ci aiuta a comprendere come Pasqua resti una celebrazione difficile da assumere come «festa» da chi cristiano non è: con i suoi tragici eventi di passione e di morte, questa memoria è aliena agli schemi mentali più consolidati. Eppure questa è la festa propria della fede cristiana e se questa risurrezione di Cristo non fosse realtà - ricorda san Paolo - allora la fede sarebbe «vana», vuota, incapace di dare consistenza alla vita del credente. Davvero i cristiani si sentirebbero come i più miserabili di tutta l’umanità, degli autoillusi da compiangersi… Sì, perché al cuore della fede cristiana vi è questo credere a un «incredibile»: come credere che quel cadavere è risorto? E che quella risurrezione di Gesù di Nazaret possa manifestare i suoi effetti vivificanti su altri esseri umani e ancora oggi? I Vangeli, ben consapevoli di questa difficoltà, testimoniano concordemente la fatica di quanti avevano seguito Gesù sulle strade di Galilea e di Giudea, fino a Gerusalemme, a pervenire alla fede nella risurrezione.

Scandalosa era già la morte violenta, ignominiosa di un Messia, ma ancor più scandalosa è la risurrezione del Messia morto in croce. Non solo, ma questo paradosso della fede cristiana suona ancor più incomprensibile per il fatto che la fede nella risurrezione è altra cosa dalla convinzione dell’immortalità. Credere alla risurrezione, infatti, implica il credere alla morte, il prendere sul serio la concretezza del cadavere di Gesù deposto nel sepolcro, ma anche l’assumere la propria morte, la morte di ciascuno e leggerla non come ultima, bensì come penultima parola su cui si erge vittorioso l’amore, cioè il Cristo risorto.

Quali elementi della fede cristiana possono interessare il non cristiano, chi non ha la fede in Dio e in Gesù Cristo? Il cristiano infatti crede che Gesù è stato risuscitato da Dio, ma perché? Perché Gesù era suo figlio, certo, ma più in profondità ancora perché Gesù ha saputo come uomo, in una condizione umanissima, vivere l’amore fino all’estremo, fino a «raccontare il Dio che è amore». Quell’amore vissuto concretamente e quotidianamente da Gesù con tutti quelli che incontrava - amici e nemici, giusti e peccatori, intelligenti e insipienti - quell’amore che è rimasto intatto anche nella sofferenza, nella persecuzione, nella prova, quell’amore che non si fermava davanti all’avversario e all’omicida, quell’amore non poteva andare perduto. Il duello, sempre presente nelle nostre vite, tra morte e amore, nella vita di Gesù è stato un duello in cui l’amore ha vinto la morte e il male.

Per questo Gesù è risorto, perché neanche l’oceano del male e della morte può spegnere l’amore vissuto. Un messaggio così, come può non interessare anche chi non crede in Gesù? L’amore riguarda tutti gli esseri umani! Ma questo messaggio così forte e liberante è affidato alla povertà dei cristiani. Vi è un passaggio nel racconto della passione fatto dall’evangelista Giovanni che ci rimanda alla responsabilità decisiva che i discepoli di Gesù hanno nell’annunciare la «buona notizia» dell’amore più forte dell’odio. Di fronte al sommo sacerdote che lo interroga «riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina», Gesù risponde di aver sempre «parlato al mondo apertamente» e conclude: «Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno ascoltato ciò che ho detto loro. Ecco, essi sanno le cose che ho detto». Ancora oggi quanti non condividono la fede cristiana hanno una via maestra per conoscerla: interrogare i discepoli di Gesù. E questi ultimi hanno la responsabilità di una testimonianza credibile di quanto hanno visto e udito nelle proprie vite.

Per il cristiano allora, soprattutto nel momento in cui celebra la Pasqua del suo Signore, non vi è spazio per fughe, evasioni o spiritualismi, ma l’esigenza di vivere la risurrezione nell’esistenza, nell’oggi della storia, facendo sì che la fede pasquale diventi manifesta ed efficace già ora e qui. Sì, i credenti devono mostrare che la vita è più forte della morte, e devono farlo nel costruire comunità in cui il «noi» si fa carico di ciascuno e l’«io» rinuncia a prevaricare, nel perdonare senza chiedere il contraccambio, nella gioia profonda che permane anche nelle situazioni di sofferenza e di persecuzione, nella compassione per ogni creatura, soprattutto per gli ultimi e i sofferenti, nella giustizia che porta a operare la liberazione dalle situazioni di morte in cui giacciono tanti esseri umani, nell’accettare di spendere la propria vita per gli altri, nel dare la vita liberamente e per amore, fino a pregare per gli stessi assassini, come tanti testimoni hanno fatto, ancora ai nostri giorni.

Paradosso, certo, la risurrezione. Ma, proprio per questo, può essere narrato in modo credibile solo da altri paradossi, da quell’amore folle che arriva ad abbracciare perfino il nemico. Il cuore della fede cristiana è esattamente questo: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza. Sì, fede, speranza e carità sono possibili in ogni condizione, anche la più sofferta, se si crede alla risurrezione.



permalink | inviato da sarasamori il 24/4/2011 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
INTERVENTO SULL'ODG VASSALLO: "COSI' MUORE UN ITALIANO"- 14 FEBBRAIO 2011
post pubblicato in Attività in Consiglio Comunale, il 14 febbraio 2011


 

 

 

di Sara Samorì

INTERVENTO SULL'ODG VASSALLO


 

Grazie Presidente,


 

vorrei innanzitutto esprimere la mia intenzione, che è quella di leggere l'intervento come dichiarazione di voto in favore dell'ODG


 

C'è una questione dirimente rispetto ad ogni altra considerazione e la voglio rivolgere al nostro Consiglio, proprio in questa occasione. Esiste, inutile negarlo, un contrasto acceso nel panorama nazionale delle forze politiche ed è giustificato dalla forte caratterizzazione bipolare che, fino ad ora, ha caratterizzato il gioco politico. Ora però di fronte ai risultati ottenuti da questo Governo, per altro molto e facilmente contestabile sul versante delle politiche economiche, sociali e culturali, sul terreno dell'ordine pubblico e della lotta alla criminalità la vicenda dell'assassinio del sindaco di Pollica apre un nuovo capitolo di iniziativa della democrazia italiana.
L'assassinio di un sindaco non può passare sotto silenzio o essere considerata una prassi ordinaria. Significa che nonostante la decapitazione di alcuni importanti boss dei cartelli malavitosi le mafie continuano a rinnovarsi e hanno una penetrazione nei territori maggiore dei decenni precedenti. Non vogliamo usare semplificazioni giornalistiche, ma non possiamo sottacere che lo stesso intervento formulato da Saviano in una popolare trasmissione televisiva su Rai Tre ha indicato nel terzo livello economico e finanziario il nuovo fronte sul quale impegnare la controffensiva delle libera istituzioni democratiche.
Il nostro territorio non è uno di quelli ad alta intensità di penetrazione criminale e delle mafie, ma nelle province vicine, nelle località turistiche questa presenza è documentata. Riuscire a tenere il livello di difesa della legalità è uno dei compiti dell'amministrazione comunale e sono convinta che non ci saranno defezioni nell'approvare questo ordine del giorno. Anche tra le file della minoranza.
In ultimo, ci tenevo a sottolineare il fatto che questo Odg, come potete constatare anche voi colleghi, ha come primi firmatari i consiglieri generazionalmente più giovani, e non perché non ci fosse, non ci sia, la volontà di condividerlo con tutto il gruppo o con tutto il consiglio, al contrario. Torno a richiedere la vostra adesione. Ma semplicemente ché perché abbiamo considerato importante che un segnale simile arrivasse proprio dalla componente sociale che erediterà un giorno il gravoso testimone politico e civico. E dunque il mio primo appello va a voi, colleghi dell'opposizione, soprattutto a quelli generazionalmente più vicini. Perché vedete, continuando cosi, stiamo preparando la rivoluzione generazionale, dei figli contro i padri....e il cambiamento non potranno farlo gli “arrivati”, ma solo le nuove generazioni. A questo paese serve una ribellione generazionale, una riscossa e un nuovo modo di concepire i rapporti politici, la vita pubblica, in una prospettiva europea, internazionale e pacifista, che implichi non solo un rinnovamento civile, ma anche un riscatto etico e politico. Alla ricerca e tutela della giustizia sociale. E per chi, a quell'ideale ha avventurato e sacrificato la vita, come il sindaco di Pollica, la morte non esiste, esiste solo la vita.


Grazie



 




permalink | inviato da sarasamori il 14/2/2011 alle 21:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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