"SABATO IN COMUNE" FORLI' E CESENA ADERISCONO ALLA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DELL'ANCI. Intervento consigliere Samorì

Stiamo
parlando di numeri, io vorrei portarvi la mia testimonianza.
Sono
una giovane amministratrice, un consigliere comunale di questa città.
Meglio, “un'apprendista matura” che combatte quotidianamente
contro un spettro, un fantasma
che pare aggirarsi senza fissa dimora ed essersi ormai impossessato
del futuro di questa bella terra: la disoccupazione. Confucio
scriveva “scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per
un giorno in tutta la vita”. Beh, io ci credo e, in fondo,
continuano a dirci che, tanto, siamo “giovani”.. bambolotti.
Chissà che prima o poi non ci irretiscano con promesse di
immortalità. Salvo poi, forse, ammettere di essersi spiegati male...
Eppure,
abbiamo iniziato questa esperienza con un programma vero, non un
“libro dei sogni”, che il Sindaco- o meglio, quello che sarebbe
diventato il Sindaco- aveva gettato sull'inchiostro, in pochi,
fondamentali punti, chiari; una scelta metodologica che ho trovato
subito corretta. Con una visione chiara della nostra città, e di
quello che vorrebbe offrire il Comune di Forlì ai suoi cittadini e
cioè quella di un comunità che mette insieme competenza,
solidarietà e disponibilità; che le mette a sistema con le tante
energie che sono presenti nella città, nei quartieri, nei campi
sportivi, nelle parrocchie, nelle frazioni di campagna. E abbiamo
fatto delle scelte. In fondo, se in una grande famiglia, come la casa
comunale, arrivano
meno soldi, cosa
facciamo? Si aumenta
l'IRPEF, o si tagliano i servizi. Abbiamo scelto di difendere la
scuola, l' assistenza, la sanità, la formazione, la difesa dei più
“deboli”.
Ma
ora, un' emergenza sociale, reale, incalza il nostro paese e non può
essere abbandonata alle inconsistenti promesse dell’unico governo
europeo che – nei confronti di una delle più forte crisi
degl’ultimi anni, ha prima minimizzato, poi negato, rimosso, e
infine tagliato indiscriminatamente. La crisi, cari cittadine e cari
cittadini, esiste veramente. E l'emergenza più grande, a mio avviso,
è quella culturale.
La
cultura in Italia è un tratto distintivo del nostro
bel paese, è la più
grande materia prima che possediamo, significa lavoro, tantissimo
lavoro, ed è trattata alla stregua di mercanzia
qualunque, su cui non
si fanno investimenti, ma solo tagli. Perché se la cultura “non è
il pane”- anzi io credo il più grande alimento
civico- la cultura
sfama almeno un milione e mezzo di persone, più tutti gli addetti
“indiretti”.Pensate che lo Stato investe in cultura solo 1,5
miliardi di euro, lo 0.20% del Pil, mentre i comuni italiani sei
volte di più (senza contare regioni e province). Tagliare i bilanci
significa dare un colpo mortale all’offerta culturale del nostro
Paese e spogliarlo.
Così, dopo la fuga dei cervelli, assisteremo a quella degli artisti
perché presto per loro in Italia non ci sarà più lavoro. Con i
tagli agli enti locali nel 2012 i comuni dovranno ridurre la spesa
per la cultura di 7,2 miliardi l’anno, che equivalgono al 30% della
spesa consolidata in beni e servizi ricreativi. In altre parole,
bruciamo buona parte della manovra comprimendo un settore che crea
ricchezza. E ricchezza
di spirito.
Molti
assessori comunali, da tutta Italia, hanno parlato apertamente di
“scippo culturale alla nazione” da parte del governo. Anche
perché in quel miliardo e mezzo statale sono ricomprese le attività
di tutela e restauro del patrimonio, gli archivi e le biblioteche
statali. Per la promozione artistica non c’è neppure un centesimo.
Se non ci fossero i comuni con il loro impegno la cultura sarebbe
morta. Ed è altrettanto chiaro che se i comuni non possono garantire
alcuna progettualità sull’offerta culturale e sull’esercizio
delle strutture, nessun’azienda culturale si assume il rischio di
investire risorse. Si spengono le luci di cinema, teatri, biblioteche
e questo renderà le nostra città meno attraenti, le taglierà fuori
dai circuiti culturali e finirà per costringere i nostri talenti ad
emigrare per cercare altrove quelle strutture e quelle occasioni di
lavoro che in Italia sono sempre più negate. E l’Italia sarà
sempre più buia, triste, e alimentata artificialmente alla tv.
Così
penalizzando cultura, si sta allo stesso modo stringendo il cappio
intorno al collo di scuola e ricerca. Vorrei solo dirvi che la
Germania, per fare solo un esempio, ha investito largamente in
ricerca ed innovazione tecnologica negli ultimi anni ed oggi crescono
al 4%. Noi abbiamo tagliato e siamo ancora in piena crisi. Ma
saranno gli studenti a pagare il prezzo più alto in termini di
servizi, tasse, formazione.
Perché,
vedete, è odioso che il padre
famiglia, in questo
caso il governo, continui a tartassare i ceti medio bassi senza che
ci sia un impegno serio per contrastare l'evasione fiscale. Senza che
ci sia un impegno serio per abbassare gli odiosi costi della
politica.
Ora,
per concludere, questi, alcuni di questi, insieme a molti altri, sono
gli argomenti che noi, che voi cittadini, dovreste conoscere bene
perché vi danno l'evidenza esatta dell'incompetenza di questo
governo che non
si propone di guardare al futuro, di governare gli eventi, ma solo di
aspettare che la nostra comunità si trasformi in una tundra,
dove non si cresce, dove non spira Zefiro,
ma ci si arrende all'aridità della specie umana e a ghiacci
permanenti.
Badate
bene però, e vorrei aggiungere questo concetto di cui mi assumo
personale onere: le responsabilità vanno condivise, a destra, a
sinistra, al centro. Per questo, da giovane amministratrice che
vorrebbe rappresentare un comune sentire, e comprendere profondamente
i suoi più giovani interpreti, chiedo a questa classe politica-
tutta intera- di non sottrarsi, nè rimandare un armonioso
rinnovamento
generazionale.
La democrazia a Forlì ha una nuova generazione di attori del
cambiamento: che non badano agli slogan ma creano, inventano,
risolvono problemi; “quelli che hanno i piedi qui e la testa nel
mondo”. Noi non ci arrendiamo, resistiamo, perché vogliamo entrare
nella carne
viva
di quella politica troppo spesso ambigua e insincera, ma che invece è
fatta di piccole, grandi cose, concrete, quotidiane che poi è la
sintesi autentica del "fare politica". E resistendo-
diceva Mazzini- noi vinciamo.
Grazie,
Sara Samorì